Sono venticinque i racconti che costituiscono “La grammatica di Dio”, la nuova raccolta di Stefano Benni. Piccole perle di umorismo (con più di qualche tocco di amarezza) legate dal tema della solitudine e popolate di personaggi stravaganti.
Si può imparare a smettere di fumare in mille modi.
I metodi segnalati da Salvatore Cicala vanno da quelli più comuni ai più stravaganti, ma comunque testati e funzionanti, alternando il testo con barzellette e aneddoti. Metodi farmacologici, naturali, psicologici ed empirici raccolti in un libro grande come un pacchetto di sigarette e a foggia di pacchetto, da portare in tasca o nella borsa al posto di quello vero.
Sara è una giovane donna inconsapevole del proprio appeal e intrappolata in un matrimonio che langue. La sua incrollabile fedeltà al marito vacilla in seguito all’incontro con l’affascinante Edoardo e Sara, tormentata dai sensi di colpa per un tradimento neppure consumato, decide di farsi aiutare da uno psicologo, il dottor Segalerba, per salvare il proprio matrimonio.
La situazione prenderà una piega imprevista in seguito ad un incidente occorso a Giorgio, marito di Sara: una tragicomica caduta da un tetto mette a repentaglio, forse per sempre, la vita sessuale della coppia.
Un’antologia di racconti a tema - diciannove, per la precisione – dissacranti e grotteschi.
L’argomento è il suicidio. Ma quasi nessuno dei protagonisti, per uno scherzo del destino, riesce a portare a compimento il proprio folle gesto, a dimostrazione di quanto poco si sia padroni della propria morte come della propria vita.
Gli autori si cimentano con personaggi al limite, ciascuno dei quali matura la decisione di farla finita nei modi e per i motivi più diversi: si va dai metodi classici come la corda al collo e i barbiturici, fino a soluzioni più fantasiose come la corrente elettrica o le “cure” particolari di una prostituta.
C’è Cinzia, il cui unico scopo è quello di fare carriera come starlette della tv, che tenta di uccidersi per amore, Marta, quarantenne che non sopporta l’idea di invecchiare, Maria e Claudio, due giovani fidanzatini che vogliono rimanere uniti anche nella morte, il Sarchia, dj tamarro e troppo goloso, “J”, una ragazzina che non sopporta la sua “abbondanza”, Giuseppe, spinto al suicidio dalla sua eccessiva “sensibilità” e molti altri.
Joe R. Lansdale non sa cosa voglia dire “politically correct”.
Il suo ultimo romanzo, edito da Fanucci, ne è l’ennesima conferma.
Questa volta lo scrittore texano, abbandonata la celebre coppia di detective, Hap e Leonard, racconta le vicende di Bill, giovane delinquente senza scrupoli che dopo una rapina finita male, si ritrova a lavorare in una sorta di luna park di “freaks”.
Paolo Nori mi mette ansia. E mi piace.
Se i suoi romanzi fossero film sarebbero girati in soggettiva, con la camera a mano.
Ho letto recentemente anche “Gli scarti”, ma è un racconto troppo breve per capire quali sono i meccanismi che mi intrappolano in una scrittura così diversa, che spiazza e disarma.
Con questo ultimo romanzo, “La vergogna delle scarpe nuove”, ho capito meglio la dinamica: di primo acchito, il fastidio.
Fastidio perché la scrittura “parlata” di Nori disorienta.
Poi l’ansia. Un’angoscia che accelera la lettura, dettata soprattutto dalla prosa di Nori, dai discorsi sospesi, dagli intercalare, dalla mancanza di punteggiatura.
Quando ero molto piccola c’era un libro che adoravo: le “Fiabe italiane” raccolte da Calvino.
Credo che più o meno tutti quelli della mia generazione ne abbiano avuto una copia in casa. L’edizione che avevo era dell’Einaudi. Due volumi degli Struzzi con bellissime illustrazioni in copertina: due miniature coloratissime (il ricordo è vago perché, per l’usura, i volumi sono stati successivamente rilegati).
Come può funzionare la vita di una giornalista americana, poco più che cinquantenne, che decide scientemente di non fare acquisti superflui per un intero anno? L’esperimento si dimostra più difficile del previsto. Judith e il suo compagno Paul, si trovano a dover affrontare situazioni paradossali (gli amici che offrono insistentemente cinema e regali) e a dover decidere quale sia il confine fra desiderio e bisogno (la musica, la letteratura, il teatro sono necessità primarie?).
Incuriosita dalle notizie recuperate in rete, mi sono avvicinata all’opera di Learco Pignagnoli, esimio filosofo e pensatore. Leggo che è anche mineralogista e che è nato a Campogalliano e a San Giovanni Persiceto, in Emilia. Gli sono stati dedicati tavole rotonde e convegni (nel 2003 a Bologna e nel 2004 a Modena, alla Fondazione Collegio San Carlo) . L’opera completa di questo moralista è curata da Daniele Benati e consta di 245 aforismi.
Un’unica raccolta per vent’anni di racconti – da “Long Vehicle Scania” del 1987, a “Grigiopoli” scritto nel 2007 - di Daniele Benati, scrittore emiliano (di Reggio Emilia, per la precisione) che insegna all’Università di Budapest come lettore d’italiano.
Oltre alla traduzione e alla curatela di opere di James Joyce, Flann O’Brien e Ring Lardner, ha pubblicato la raccolta di racconti “Silenzio in Emilia” (Feltrinelli, 1997) e “Cani dell’inferno” (Feltrinelli, 2004).


