A maggio prossimo uscirà nelle sale italiane il quarto episodio della saga di Indiana Jones, dal titolo “Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo”, per la regia del “solito” Steven Spielberg. Ancora un successo annunciato, dunque, per il sessantenne regista statunitense che ha da tempo abituato il pubblico ad un’alternanza di temi impegnati (in pellicole come “Il colore viola”, “Shindler’s List” o “Amistad”) e film di puro intrattenimento (“Lo squalo”, “Indiana Jones” appunto e “Jurassic Park”, solo per citarne alcuni).
Ma quello che vorrei proporre oggi è uno dei film più impegnati (e impegnativi) di Spilberg sul tema del terrorismo. Sto parlando di “Munich” (2005), ispirato ai tragici avvenimenti delle Olimpiadi del 1972.
In realtà, il sequestro terroristico dell’intera squadra israeliana olimpica, ad opera dei fedayn palestinesi, è solo l’antefatto ed il detonatore di tutta la vicenda successiva: l’organizzazione da parte del Mossad di una vera e propria squadra di vendicatori, con l’obiettivo di uccidere i responsabili della strage di Monaco (l’Operazione Ira di Dio).
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Se avete voglia di vedere un buon film in costume, curato nei dettagli, ben girato e altrettanto ben recitato, “The Illusionist” è quello che fa per voi.
È forse la sceneggiatura un po’ prevedibile il solo neo di questo secondo film di Neil Burger (“Intervista con l’assassino”, 2002), ma si tratta pur sempre di un buon prodotto di “artigianato” cinematografico.
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Per chi conosce solo la Berlino di oggi è difficile, a quasi vent’anni dalla caduta del muro, immaginare quale potesse essere il clima che si respirava nella DDR del 1984 quando la vita di ogni cittadino - grazie anche alla collaborazione di un numero impressionante di delatori e collaboratori - era costantemente sottoposta al controllo della Stasi, la polizia segreta del Ministero per la Sicurezza.
Primo lavoro del regista tedesco Florian Henckel von Donnersmarck e Oscar come miglior film straniero nel 2007 , “Le vite degli altri” racconta proprio il clima di tensione sotterranea degli anni del regime e il dramma di chi, colpevole o meno, si trovava sottoposto alle pressioni di un potere onnipresente e vessatorio.
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“Scary Movie” è il film che ha dato inizio a tutta una serie di fortunatissime parodie sui film horror.
Il film che più viene ridicolizzato e funge da “trama” in questo primo episodio è il teen-horror “Scream”. Come nell’originale, anche la parodia vede protagonisti un gruppo di liceali, perseguitati da un killer mascherato. Le morti si susseguono, una più demenziale dell’altra, in un continuo richiamo a film e telefilm, senza limitazioni di genere. E’ l’inizio di una paurosa escalation di omicidi e di divertimento.
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Michael Myers è ricoverato da 17 anni in un manicomio criminale, per aver sterminato, in tenera età, la sua famiglia nella notte di Halloween. Quando Michael riesce a scappare torna nella sua città per finire ciò che aveva iniziato molto tempo prima.
La storia è quella di “Halloween, la notte delle streghe”, film horror del 1978 del regista John Carpenter. Rob Zombie si ispira proprio a questo film per portare di nuovo sullo schermo, a 30 anni dall’originale, uno dei più grandi serial killer del cinema, raccontando i primi anni di Myers e gli eventi che ebbero come epilogo quella tragica notte di Halloween.
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Michael (Christian Ulmen) e Bruno (Moritz Bleibtreu) sono due fratelli molto diversi fra loro, uniti solo da un’identica incapacità di relazionarsi con gli altri e con la propria sessualità.
Il primo, genetista affermato, non ha mai avvicinato una donna, mentre il secondo, insegnante in un liceo, è ossessionato dal sesso tanto da arrivare a molestare le proprie allieve.
Entrambi sembrano avere una possibilità di cambiare radicalmente la loro vita quando, finalmente, si innamorano di Annabelle (Franka Potente) e di Christiane (Martina Gedeck).
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Vincitore di tre premi Oscar nel 2007 (per la fotografia, la scenografia e il trucco), Il labirinto del fauno è un fantasy – dalle tinte fosche - di grande fascino, ambientato nella Spagna franchista.
Protagonista è la piccola Ofelia, che si rifugia nel mondo delle fiabe per sfuggire all’orrore della guerra e alla ferocia del patrigno, il capitano Vidal (un eccezionale Sergi Lopez).
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La sua uscita al cinema l’anno scorso è passata quasi sotto silenzio, almeno in Italia, ma “A Scanner Darkly - Un oscuro scrutare” è un film di grande impatto visivo ed emotivo.
Tratto dall’omonimo romanzo di Philp K. Dick (“Un oscuro scrutare”, Fanuccci 2007), il film è opera di Richard Linklater, già regista di Fast Food Nation (2006) e School of Rock (2003), che sperimenta la tecnica di animazione del rotoscoping, ritoccando digitalmente, fotogramma per fotogramma, le normali riprese dal vivo.
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Non ho ancora visto il recentissimo “Il nascondiglio” di Pupi Avati, film con il quale il regista di “Regalo di Natale” (1986), “Il testimone dello sposo” (1997) e “Il cuore altrove” (2003) si cimenta nuovamente con l’horror.
Però ho finalmente trovato la versione DVD di “La casa dalle finestre che ridono”, pellicola del 1976 che rappresenta la miglior prova del regista del genere noir.
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Nuove situazioni comiche e surreali, con battute demenziali e serrate in questo spettacolo firmato dal trio comico composto da Aldo Baglio, Giovanni Storti e Giacomo Poretti.
Tanti sketch, uno più paradossale dell’altro: una coda al bancomat davvero molto singolare; lezione d’arte in una galleria; una famiglia sfollata in seguito ad una scossa sismica, amici che si cimentano in improvvisati bunjee jumping. Utilizzando la forma delle scenette brevi sul palcoscenico anzichè un’unica storia da novanta minuti i tre hanno ottenuto un grandissimo successo, che dimostra come la loro comicità sia ancora largamente apprezzata dal pubblico.
Anplagghed
Aldo Giovanni e Giacomo
Rizzoli