
Questo film è stato tratto dall’omonimo romanzo di Lem Stanislaw. La trama racconta dello psicologo, Chris Kelvin, che a seguito di un inquietante messaggio di un collega decide di recarsi nella stazione orbitante attorno al pianeta Solaris, in quanto deve indagare sui strani fenomeni successi a bordo. Il pianeta ha infatti, attorno a sè, un oceano che sembra possedere strani poteri, in quanto può penetrare nelle menti degli astronauti che lo stanno analizzando, dando una vita al proprio passato e ai propri desideri. Anche Chris rimarrà coinvolto trovandosi ad avere a che fare con l’amatissima moglie morta da poco.
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L’autore ripercorre la sua vita dai 17 ai 50 anni. Svolge un tour di sei tappe per far pace con le proprie paure. Da piccolo aveva occhiali a “fondo di bottiglia” e non amava giocare. È il terzo figlio di una famiglia della borghesia del Midwest. Per crescere ha attraversato una sequenza di “zone disagio” e a cinquantanni ha voluto proprio riscattarsi. Cerca di liberarsi del perenne senso di colpa che lo angoscia e per far ciò ricalca i dialoghi di Peanuts. Charlie Brown: “Ogni volta che faccio qualcosa mi sento in colpa…” (è sulla spiaggia e ha appena tirato un sasso in acqua) e Linus: “Ottimo lavoro, quella pietra ci ha messo quattromila anni a raggiungere la riva e tu l’hai ributtata indietro”.
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Questo di film è stato tratto dall’omonimo libro “Memorie di una geisha” di “Golden Arthur”. La critica ha giudicato una buona trasposizione da film a libro e Bob Marshall proprio grazie a “Memorie di una geisha” ha ottenuto numerosi premi: miglior colonna sonora originale Golden Globe John Williams, migliore scenografia Oscar (Academy Awards), migliore fotografia Oscar (Academy Awards) Dion Beebe e migliori costumi Oscar (Academy Awards).
Ambientato negli anni precedenti la seconda guerra mondiale, la trama racconta di una piccola bambina giapponese strappata dalla sua famiglia per imparare l’arte delle geishe. In un primo momento Sayori non accetta il suo destino, ma lentamente verrà sedotta da questo modo di vivere diventando in breve tempo, la geisha più famosa, acclamata e desiderata di tutto il Giappone.
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“Il futuro dizionario d’America” curato da Marco Cassini, Martina Testa e i migliori traduttori italiani è l’opera collettiva di oltre 200 scrittori e illustratori made in Usa, che ci raccontano dalla A alla Z il nostro futuro lessico familiare. Qualche esempio? Alla lettera B Scott Phillips riporta la voce bush [dal nome di G. W.Bush, 43° presidente degli Stati Uniti] avente come significato, approdare a un lavoro o a una posizione per i quali si è solennemente impreparati, spec. tramite una condotta priva di scrupoli es. bushare fino a potersi permettere un bel ranch in Texas; oppure alla lettera Z Paul Collins riporta Zzzunday ossia zzzdomenica, festa nazionale che cade una volta ogni ventotto anni, quando il giorno extra di un anno bisestile coincide con una domenica.
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Ci sono libri che si impongono non per la forza della storia che raccontano, né per quella della scrittura. Eppure lasciano un’impronta profonda. È questo il caso di “Aglio, menta e basilico”, di Jean-Claude Izzo, un esile libro nato per cercare, attraverso una raccolta di racconti inediti, una piccola consolazione alla nostalgia che moltissimi lettori sentono per la scomparsa di Izzo, scrittore e personaggio.
Tutti i testi sono incentrati sui temi fondamentali della sua opera: Marsiglia, il mare e il noir mediterraneo, genere letterario che lui stesso inventò. Tre sono i brevi e bellissimi testi dedicati ai grandi protagonisti della cucina e del paesaggio mediterranei: l’aglio, il basilico e la menta; molti gli scritti su Marsiglia, città unica al mondo, anche per la gente di tutto il pianeta passata di qui e accolta nel suo grande porto.
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Grazie a questo libro l’autrice, Arundhati Roy, ha vinto il Booker Prize nel 1997.
L’atmosfera dell’India, i suoni, i colori, gli odori e le luci, le mosche e le piogge, i monsoni, sono lo sfondo dell’esistenza di Ammu, madre coraggiosa di due gemelli, Estha, il maschio e Rahel, la femmina. Nella decisione di Ammu di divorziare da un marito alcolizzato e violento, la scrittrice indiana denuncia la condizione in cui si trovano ancora le donne sue connazionali, vittime di tradizioni e pregiudizi, alimentati come un fuoco perverso anche da vecchie generazioni di nonne e di nonni che temono il cambiamento, anzi, fanno di tutto per ostacolarlo.
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Otto racconti all’insegna dell’ironia e della guerra senza esclusione di colpi tra uomini e donne: inutile comunicare, ci dice l’acuta scrittrice indiana Sharma, quando si appartiene a mondi così distanti da rendere impossibile stendere alcuna passerella. Tra violenze domestiche e fughe dalle responsabilità, indovini dalla carriera poco promettente e mantenute in disarmo, sfila un gustoso campionario di tipi umani ormai giunti a patti con la purezza dei sentimenti, la solidità dei valori e i miti delle tradizioni indiscutibili. Niente è perfetto a questo mondo: men che meno le donne, sempre pronte a rompere l’incantesimo, a contaminare con la infinita variabilità della vita l’algida purezza della perfezione.
La Sharma ci regala una prosa lucida e spietata, preziosa come una gemma e sensuale come un fiore.
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La Pitzorno ha ripercorso duecento anni di storia cubana attraverso le testimonianze delle sue bambine, quelle di un tempo e quelle di oggi. Il risultato è una pagina essenziale e inedita su Cuba che rivela una tradizione molto ricca e la fatica di una lunga costruzione democratica di cui poco si parla. Il racconto sovverte molti luoghi comuni perché, attraverso la lente dell’infanzia, ricostruisce la storia, dalla Cuba coloniale alle lotte per l’indipendenza, dalla Repubblica alla Revolución fino al Periodo especial, e vi incastona la voce personale delle protagoniste, mescolando storia, esperienza, vita, cronaca e aneddotica. Questo libro è la voce di una “straniera” che conosce il rispetto per gli altri popoli e, da grande scrittrice, ne sa raccontare sia l’epica che il quotidiano.
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A dispetto del titolo, “Amore a ore” non conduce in alberghi sordidi, ma nella vita di un quarantenne single, Luca, che si innamora di una giovanissima donna. A lui appare come un miracolo a cui ormai aveva rinunciato e la ragazza, Viola, sembra ricambiare intensamente questa passione. Improvvisamente e apparentemente senza motivo, la giovane lascia l’uomo. In realtà una motivazione c’è e cioè il ritorno di fiamma per un ex-fidanzatino. Poi quando il protagonista sembra aver rinunciato a lei, la ragazza ricompare alimentando speranze disperatamente soppresse ma, dopo poco, fugge nuovamente con la stessa malvagia innocenza di un bambino che strappa le ali alle farfalle.
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Quello curato da Daniele Del Pozzo e Luca Scarlini è in sostanza un libro sull’omosessualità maschile. È un vero e proprio dizionario con voci affidate a molti collaboratori. Non ha niente di pettegolo e di compiaciuto e con sintesi e chiarezza di linguaggio, affronta temi, problemi, personaggi non sempre gay ma importanti nella cultura omosessuale. Per citare qualche voce Loredana Bertè, Camp, Dolce & Gabbana, Fascismo, Pier Vittorio Tondelli, Genitori, Hiv e Aids. E ancora: Melochecche, Discomusic, Pasolini, Omofobia, Patty Pravo, Sauna, Vladimir Luxuria, Mario Soldati, Porno, Franca Valeri, Pride e Renato Zero. Sono solo alcuni dei simboli, delle figure e delle personalità in cui la cultura italiana, nel corso del Novecento e oltre, ha incrociato l’identità gay.
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