Film targato Disney che celebra musica, coreografie notevoli e buoni sentimenti.
La storia è molto semplice: ci sono due ragazzi, Troy e Gabriella, che nonostante vite diametralmente opposte si innamorano. Ci sono i loro amici, uno spettacolo scolastico da allestire e due tipetti (fratello e sorella) che mettono i bastoni fra le ruote ai due protagonisti. E naturalmente c’è l’happy ending da tradizione Disney che vede il trionfo dei buoni e la redenzione dei cattivi.
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Le strisce del gatto più pigro e simpatico mai disegnato. Per chi ha voglia di farsi una risata.
In italiano:

Il mondo di Garfield
Jim Davis
Mondadori, 2004
Forse in confronto a titoli quali “La noia” o “Agostino” questo libro di Alberto Moravia non regge il confronto a popolarità.
Non per questo bisogna pensare che sia un prodotto meno interessante, anzi, a mio parere, si tratta di un romanzo sottovalutato.
La storia è ambientata a Capri, nell’estate del ‘34: l’intellettuale e giovane Lucio è il protagonista che, grazie all’incontro con una donna tedesca, rivoluzionerà se stesso e il suo modo di pensare e, soprattutto, il suo modo di affrontare la vita.
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Depositaria della memoria storica della mia famiglia è la “nonna”. Il ruolo di narratrice di gesta familiari ammantate di leggenda si eredita - insieme alla pancetta – per linea femminile e l’abitudine di ritrovarsi in cucina la domenica dopo pranzo a sentirla raccontare storie che si perdono nella notte dei tempi è una delle più belle che abbiamo in famiglia.
Qualche volta si tirano fuori da un cassettone le vecchie foto: facce arcigne e indurite di emigranti italiani che dall’Argentina o dagli Stati Uniti spedivano una foto ogni vent’anni ai parenti e che ora, spesso, non sappiamo neanche chi sono.
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Autobiografia di una donna che nonostante le difficoltà di una società chiusa riesce a realizzare se stessa.
Ecco cosa direi se dovessi racchiudere il significato del libro di Simone de Beauvoir “Memorie d’una ragazza per bene” in un’unica frase, ritenendola abbastanza adatta.
Dico abbastanza perchè nessun libro può essere racchiuso in una sola, breve affermazione; tantomeno un libro come questo.
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Film di Dario Argento che uscirà nelle sale italiane il 31 Ottobre 2007 (quale occasione migliore per lanciare un film su delle streghe se non la notte delle streghe???), “La terza madre” è il capitolo conclusivo della Trilogia delle Tre Madri, che inizia nel 1977 con “Suspiria”, continua nel 1980 con “Inferno” e finalmente trova il suo epilogo dopo ben 17 anni.
In effetti il progetto era stato concepito da più di vent’anni dal regista, che dichiara di aver trovato l’ispirazione nella dichiarazione che lo scrittore Thomas De Quincey fa nel suo libro “Suspiria de profundis”: quella di voler scrivere un libro sulla storia delle tre madri degli inferi. Affascinato da questa idea, Argento inaugura le vicende delle tre madri - Mater Suspiriorum, Mater Lachrimarum e Mater Tenebrarum-.
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Tratto dal libro di Antonio Tabucchi edito nel 1994. Dal romanzo, oltre al film di Faenza, è stato tratto anche uno sceneggiato teatrale interpretato da Paolo Ferrari.
La storia è ambientata a Lisbona, durante il regime salazarista (1938).
Il protagonista è un giornalista che si occupa della rubrica letteraria di un quotidiano cittadino, il Lisboa.
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Sperimentazione e ironia. Sono questi i due elementi che potrebbero sintetizzare l’attività di Bruno Munari, designer, grafico e artista del quale ricorre nel 2007 il centenario della nascita.
Ho recentemente ricordato il convegno “Le anime di Munari” che si sta svolgendo in questi giorni nell’ambito di Artelibro, festival bolognese del libro d’arte, citando il lavoro svolto da questo artista nel settore della didattica dell’arte.
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Sarawak (Borneo), 1937.
Protagonisti di questa vicenda sentimentale firmata da Guy Jenkin sono un giovane ufficiale inglese di nome John (Hugh Dancy) e la bellissima indigena Selima (Jessica Alba).
Il loro amore sboccia grazie - o a causa - del particolarissimo impegno che Selima svolge presso gli ufficiali inglesi stanziati nella colonia: è uno dei “piccoli dizionari amorosi” che fungono da insegnanti di lingua, da guide, e spesso da concubine.
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Un libro che finalmente risponde alle domande che tutti, prima o poi, nel corso della vita ci facciamo: perché ci sono così tanti imbecilli in circolazione? perché il capo è sempre un imbecille? perché quando siamo in compagnia dei nostri simili ci comportiamo da imbecilli?
Pino Aprile affronta con metodo la questione e scopre che necessità evolutive stanno conducendo l’essere umano verso l’imbecillità: “l’intelligenza ha esaurito il proprio ruolo: non è più necessaria, e viene dismessa come, in passato, altre caratteristiche caduche (peli su tutto il corpo, coda, denti del giudizio…). Lo dimostrano la storia della nostra specie, e i nostri comportamenti culturali, sociali”.
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