La donna che parlava con i morti, di Remo Bassini

la_donna_che_parlava_con_i_morti.jpgRecensire l’ultimo romanzo di Remo Bassini mi fa sentire come una scolaretta al primo giorno di scuola. In primo luogo perché seguo con assiduità il suo blog, in seconda battuta perché ho letto numerose recensioni in rete alle quali non so quanto sarò in grado di aggiungere.

Di Bassini avevo già letto “Il quaderno delle voci rubate” e ne avevo apprezzato soprattutto la delicatezza, il pudore.

I personaggi di Bassini hanno una vita emotiva intensa. Il dolore fa parte di ognuno di loro, ma non lo esprimono in maniera eclatante. Il dramma rimane una dimensione intima e assolutamente personale. Anche nella Donna che parlava con i morti il dolore della perdita delle persone care, che ciascuno dei protagonisti deve in qualche modo affrontare, non è mai urlato a gran voce.

C’è una riservatezza nell’approccio dell’autore, un rispetto nei confronti dei sentimenti e delle emozioni che mi piace particolarmente.

La protagonista di questa storia, Anna, è una donna piena di contraddizioni e di passione, combattiva e fragile allo stesso tempo, che può suscitare antipatia per certi suoi gesti aggressivi e sopra le righe, ma alla quale è facile affezionarsi.

E questo dipende anche dai pochi filtri che Bassini interpone fra chi scrive e chi legge, fra i suoi personaggi e i suoi lettori.

In un commento ad una recensione del suo romanzo, l’autore dice che la punteggiatura diventa quasi accessoria e funzionale più al ritmo della narrazione che non al “bello scrivere”. Credo che quel ritmo incalzante, in realtà, sia quello con il quale Anna vive le proprie giornate alla ricerca di Fabrizio, e quello che permette ai lettori di respirare insieme lei. Ed in questo la scrittura di Bassini è efficace ed incisiva.

La donna che parlava con i morti
Remo Bassini
Newton & Compton, 2007

remo bassini
Gennaio 26th, 2008 17:45

in Dicono di Clelia e ne La donna che parlava con i morti ho cercato di diversicare, insieme ai registri dei personaggi, anche le punteggiature.
vedo insomma punto, punto e virgola, e due punti e virgola come una pausa, da indicare, o meno, come una didascalia.
(mi spiego: se il mio protagonista, per esempio, è in affanno, non ci saranno “segni”; se, viceversa, è meditativo, sì).
(vedo insomma, come hai giustamente osservato tu, la
punteggiatura come qualcosa da abbinare al respiro).

diverso è il caso di una cosa che sto scrivendo, ora.
il punto di vista, ora, è quello del narratore onniscciente: e quindi le virgole van messe al punto giusto.
grazie

paola rossa
Gennaio 29th, 2008 05:08

convengo con ogni recensione letta. alla protagonista vien voglia di perdonare tutto, anche i suoi scatti più che leciti e sempre volti in avanti. lei vuole la sua verità, ne ha bisogno, la cerca a qualsiasi costo. ne ha diritto, come ogni essere umano. la trova, da sola, grazie alla sua costanza che certo non le risparmia sofferenza. del resto la vita è così. gioia e sofferenza. un’intercalare di gioie e di sofferenze atroci e lunghissime.
adoro questo lavoro persino più degli altri: qui ci trovo l’essenza di Remo Bassini scrittore.
aspetto ansiosa di leggere quello che “il narratore onnisciente”, che mette la punteggiatura al posto giusto avrà da dirci.
paola rossa

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