Recensire l’ultimo romanzo di Remo Bassini mi fa sentire come una scolaretta al primo giorno di scuola. In primo luogo perché seguo con assiduità il suo blog, in seconda battuta perché ho letto numerose recensioni in rete alle quali non so quanto sarò in grado di aggiungere.
Di Bassini avevo già letto “Il quaderno delle voci rubate” e ne avevo apprezzato soprattutto la delicatezza, il pudore.
I personaggi di Bassini hanno una vita emotiva intensa. Il dolore fa parte di ognuno di loro, ma non lo esprimono in maniera eclatante. Il dramma rimane una dimensione intima e assolutamente personale. Anche nella Donna che parlava con i morti il dolore della perdita delle persone care, che ciascuno dei protagonisti deve in qualche modo affrontare, non è mai urlato a gran voce.
C’è una riservatezza nell’approccio dell’autore, un rispetto nei confronti dei sentimenti e delle emozioni che mi piace particolarmente.
La protagonista di questa storia, Anna, è una donna piena di contraddizioni e di passione, combattiva e fragile allo stesso tempo, che può suscitare antipatia per certi suoi gesti aggressivi e sopra le righe, ma alla quale è facile affezionarsi.
E questo dipende anche dai pochi filtri che Bassini interpone fra chi scrive e chi legge, fra i suoi personaggi e i suoi lettori.
In un commento ad una recensione del suo romanzo, l’autore dice che la punteggiatura diventa quasi accessoria e funzionale più al ritmo della narrazione che non al “bello scrivere”. Credo che quel ritmo incalzante, in realtà, sia quello con il quale Anna vive le proprie giornate alla ricerca di Fabrizio, e quello che permette ai lettori di respirare insieme lei. Ed in questo la scrittura di Bassini è efficace ed incisiva.
La donna che parlava con i morti
Remo Bassini
Newton & Compton, 2007


